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È vero che i funghi fanno male al fegato?

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  • Non è corretto affermare in modo tranchant che i funghi fanno male al fegato. I funghi commestibili, se ben identificati e consumati con moderazione, non danneggiano un fegato sano e possono persino offrire benefici nutrizionali.
  • Alcune varietà di funghi medicinali, come Reishi e Maitake, sono oggetto di studi per le loro potenziali proprietà epatoprotettive.
  • Nei soggetti con patologie epatiche preesistenti, l’assunzione di funghi va valutata con estrema cautela per evitare un possibile sovraccarico a livello digestivo.
  • La tossicità dei funghi non dipende da odore, colore o sapore, motivo per cui è bene non raccogliere e consumare funghi di cui non si conosce l’origine con assoluta certezza.
  • I funghi epatotossici agiscono in modo subdolo e i sintomi possono comparire molte ore dopo il consumo, rendendo difficile un intervento tempestivo.
  • La corretta identificazione dei funghi è essenziale: anche una minima confusione tra specie commestibili e tossiche può avere gravi conseguenze. In caso di dubbio, è sempre consigliabile rivolgersi a un micologo esperto o evitare il consumo, privilegiando funghi certificati e sicuri.

Funghi e fegato: miti, verità e (molta) disinformazione

Ricchi di sapore, versatili, protagonisti di piatti raffinati e comfort food autunnali: i funghi sono un alimento da sempre protagonista in cucina. Eppure, intorno a loro aleggiano molte domande, tanto diffuse quanto legittime. Una, in particolare, su cui ci concentriamo in questo articolo: è vero che i funghi fanno male al fegato?
Come spesso accade in ambito alimentare, la risposta non può essere ridotta né a un semplice sì, né a un secco no. Questo perché dipende da molteplici fattori: la specie consumata, le condizioni del nostro organismo e le modalità di raccolta, conservazione e preparazione.
Nel vasto mondo dei funghi esistono, infatti, sia esemplari altamente benefici per la salute, sia funghi velenosi, in grado di compromettere il funzionamento epatico, provocando danni anche gravi e irreversibili. Facciamo chiarezza sull’argomento, riportando cosa emerge oggi dalle evidenze scientifiche e cosa raccomandano le principali autorità sanitarie.

I funghi fanno male al fegato? Parola alla scienza

Il fegato è un organo centrale per il nostro equilibrio metabolico: ogni giorno, elabora e filtra una quantità significativa di nutrienti e composti provenienti dall’alimentazione, contribuendo al mantenimento del benessere generale. È, dunque normale, chiedersi se ciò che mangiamo, compresi i funghi, possa affaticarlo o danneggiarlo.
La buona notizia è che i funghi commestibili, se consumati correttamente, non solo non fanno male al fegato, ma possono persino aiutare a proteggerlo. Lo conferma uno studio1 che ha messo in luce il potenziale epatoprotettivo di alcune varietà di funghi medicinali per il fegato, tra cui il reishi (Ganoderma lucidum) e il cordyceps. Queste specie, utilizzate da secoli nella medicina tradizionale orientale, contengono polisaccaridi e triterpeni che sembrano favorire la rigenerazione delle cellule epatiche, modulare l’infiammazione e migliorare la funzione antiossidante del fegato.

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Fegato fragile? Attenzione anche ai funghi “sicuri”

Anche in presenza di funghi commestibili, è importante sottolineare che non tutti gli organismi reagiscono allo stesso modo. In soggetti con patologie epatiche, come steatosi, cirrosi o epatite cronica, anche alimenti normalmente sicuri possono risultare più difficili da digerire o interferire con trattamenti farmacologici in corso. In questi casi, è bene:

  • preferire funghi cotti e ben digeribili;
  • limitare le quantità e inserirli in un pasto bilanciato;
  • controllare che i funghi siano ben conservati e non deteriorati;
  • consultare il medico o il nutrizionista.

Niente allarmismi, quindi, ma consapevolezza: come per ogni alimento, conta la quantità, la qualità e il contesto individuale.

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Quando i funghi diventano pericolosi per il fegato

I problemi iniziano quando si passa dai funghi commestibili a quelli tossici o velenosi. In particolare, alcune specie sono classificate come funghi epatotossici: contengono tossine in grado di colpire in modo diretto e talvolta irreversibile le cellule epatiche. La più nota è l’Amanita phalloides2, responsabile della maggior parte dei casi di avvelenamento da funghi in Europa. I suoi effetti si manifestano in due fasi: una prima fase gastrointestinale seguita, dopo un’apparente remissione, da danni gravi al fegato e ai reni, fino all’insufficienza epatica acuta.
Gli esperti3 hanno analizzato diversi casi di epatite fulminante indotta da funghi velenosi, confermando l’urgenza di trattamenti tempestivi e trapianti in casi gravi. Da qui l’importanza della prevenzione, che passa innanzitutto dal non consumare mai funghi raccolti senza la supervisione di un esperto micologo.

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Come riconoscere i funghi velenosi

Per chi raccoglie o acquista funghi freschi, la sicurezza è tutto. La tossicità dei funghi non è sempre visibile a occhio nudo poiché non è legata al colore, all’odore o alla consistenza. Molti esemplari velenosi assomigliano, infatti, a specie commestibili, rendendo il rischio di confusione estremamente alto, anche per chi ha una certa esperienza. Per questo è fondamentale attenersi a una serie di accorgimenti rigorosi.

  • Raccogliere esclusivamente funghi di cui si conosce l’identificazione con assoluta certezza, evitando qualsiasi esemplare dubbio.
  • Sottoporre i funghi raccolti al controllo di un micologo esperto, disponibile gratuitamente presso le ASL in molte regioni italiane.
  • Consumare funghi raccolti solo previa cottura adeguata, poiché anche alcune specie commestibili possono risultare indigeste se crude.
  • Evitare di offrire funghi raccolti a bambini, donne in gravidanza, anziani o persone con problemi di salute.

Una sola incertezza può comportare rischi gravi per la salute. In caso di dubbio, è sempre meglio rinunciare: la prevenzione resta la forma più efficace di tutela contro le intossicazioni da funghi velenosi.

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I funghi che fanno bene al fegato: 5 varietà da conoscere

Da quanto emerso fin qui, insomma, abbiamo capito che è inesatto affermare in modo tranchant che i funghi fanno male al fegato.
Anche perché, accanto al “lato oscuro” dei funghi, esiste un universo di specie con effetti benefici documentati dalla ricerca scientifica. È il caso di alcuni funghi medicinali, studiati anche in ambito epatologico per le loro proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e rigenerative4,5,6. Ecco 5 esempi promettenti.

  • Reishi (Ganoderma lucidum): potente antiossidante, stimola la rigenerazione cellulare e protegge il fegato da stress ossidativo e infiammazione.
  • Cordyceps sinensis: migliora la funzione epatica e la resistenza dell’organismo nei confronti di sostanze tossiche.
  • Shiitake (Lentinula edodes): contiene lentinano, una molecola immunomodulante che può supportare il fegato in caso di stress.
  • Maitake (Grifola frondosa): aiuta a regolare i livelli di colesterolo e zuccheri nel sangue, alleggerendo il carico metabolico sul fegato.

Queste proprietà, tuttavia, non sostituiscono mai il parere medico. Il consiglio è sempre quello: consultare uno specialista per saperne di più e per una valutazione accurata del caso specifico.

 

NOTE

1 Fungal Mushrooms: A Natural Compound With Therapeutic Applications, Frontiers in Pharmacology

2 Amatoxin Mushroom Toxicity, National Center for Biotechnology Information

3 Wild mushroom poisoning: A case study of amatoxin-containing mushrooms and implications for public health, Toxicon

4 Editorial: Mushrooms as functional foods and nutraceuticals, Frontiers in Sustainable Food Systems

5 Hepatoprotective Effects of Mushrooms, Molecules

6 Medicinal Mushrooms: Their Bioactive Components, Nutritional Value and Application in Functional Food Production—A Review, Molecules

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